Ogni cento coreani viventi oggi, ne resteranno dodici tra due generazioni. Se il tasso di natalità non risale, la Corea del Sud andrà incontro a un collasso demografico mai visto nella storia moderna. Nel 2024, per la prima volta in nove anni, la curva delle nascite ha registrato un lieve rimbalzo nel Paese: il tasso di fertilità è passato da 0,72 a 0,75 figli per donna. L’aumento è minimo, ma interrompe una tendenza di declino ininterrotto e riapre il dibattito su quanto il fenomeno sia ancora reversibile (Reuters). Intanto, le scuole chiudono per mancanza di alunni, gli asili vengono trasformati in case di riposo e le grandi metropoli si avviano a diventare città fantasma.
Il problema è economico, ma non solo. L’accesso alla casa è complicato da un mercato immobiliare con prezzi alle stelle, il sistema scolastico richiede investimenti enormi in istruzione privata e la cultura del lavoro impone ritmi che lasciano poco spazio alla vita familiare. In particolare, le donne si trovano di fronte a una scelta difficile: chi decide di avere figli rischia di vedere la propria carriera rallentare o arenarsi. La maternità è ancora percepita come un ostacolo professionale e il risultato è che sempre più persone rimandano l’idea di una famiglia fino a rinunciarvi del tutto.
Per contrastare il fenomeno, il governo sudcoreano ha varato una serie di misure per incentivare la natalità. Alcune aziende, come Booyoung, offrono bonus alla nascita fino a 100 milioni di won (circa 70.000 dollari) per ogni figlio. Il congedo parentale è stato prolungato e i sussidi per la genitorialità sono aumentati. Il governo ha anche imposto alle aziende quotate di rendere pubblici i dati sulla conciliazione lavoro-famiglia, nella speranza di spingere il settore privato a fare di più.
Nel 2024, il numero di matrimoni è tornato a crescere e le nascite hanno registrato un leggero miglioramento, ma la questione resta aperta. Gli incentivi economici non bastano se il modello culturale non cambia. Finché avere figli significherà un sacrificio sproporzionato in termini di carriera e benessere personale, soprattutto a causa dello squilibrio tra i due sessi, la tendenza resterà difficile da invertire.
La Corea del Sud è solo il caso più estremo di un fenomeno globale. Il Giappone lotta da anni con una crisi demografica simile e in Italia la natalità è tra le più basse d’Europa. Anche negli Stati Uniti, il tema della fertilità è diventato parte del dibattito politico e si intreccia con quello sull’immigrazione (New Yorker).
La maggior parte delle soluzioni tentate finora ha avuto effetti limitati. I paesi con politiche di welfare più avanzate, come la Francia e la Svezia, sono riusciti a mantenere livelli di fertilità più vicini alla soglia di sostituzione (si tratta del livello che garantisce il mantenimento della popolazione ai numeri attuali e corrisponde a 2,1 figli per donna), ma nessuno è stato in grado di tornare ai numeri delle generazioni precedenti. Il denaro, da solo, non sembra sufficiente a convincere le persone ad avere figli.
Una popolazione che invecchia produce conseguenze profonde. Il numero di lavoratori diminuisce, i sistemi previdenziali entrano in crisi e la crescita economica rallenta. Ma il cambiamento è anche sociale: le città si svuotano, i rapporti tra generazioni si trasformano e il concetto stesso di famiglia viene ridefinito.
Molti governi vedono nell’immigrazione una soluzione, ma è una strategia temporanea. Anche nei Paesi di origine dei migranti, il tasso di fertilità sta diminuendo e si calcola che entro il 2100 il 97% dei Paesi del mondo sarà al di sotto della sostituzione. Inoltre, diversi studi hanno dimostrato che i nuovi arrivati provenienti da Paesi ad alto tasso di fertilità tendono ad adottare le usanze riproduttive della nazione ospitante entro una generazione.
La Corea del Sud è il primo paese a confrontarsi con una crisi demografica di questa portata, ma non sarà l’ultimo. Le misure adottate oggi potrebbero diventare un modello per altre nazioni o dimostrare che non esiste una vera soluzione al declino della natalità. In un mondo in cui sempre meno persone scelgono di avere figli, il futuro dipenderà da quanto le società saranno in grado di adattarsi a una nuova normalità. A essere chiaro, secondo molti esperti demografici, è che di fronte a un costante invecchiamento della popolazione per rispondere alla crisi economica e sociale che ne deriverà i governi dovranno essere pronti a percorrere strade che risulteranno poco popolari, ad esempio aumentando l’età pensionabile (Bbc). Se le persone dovranno lavorare più a lungo, però, sarà necessario investire in misure di tutela della salute della popolazione più anziana che in molti Paesi sono ancora un miraggio.