L’Europa ha raccolto il guanto di sfida lanciato dal nuovo presidente degli Stati Uniti Donald Trump sul fronte della difesa, anche se la strada sembra lunga e impervia. Già da anni il settore della difesa europeo è diventato un pilastro della politica di sicurezza del continente. La guerra in Ucraina ha poi accelerato la necessità di rafforzare la capacità produttiva interna, ridurre la dipendenza dagli Stati Uniti e sviluppare un’industria più autonoma. Tuttavia, i numeri dimostrano che l’Europa è ancora lontana dall’essere un attore globale indipendente in questo settore.
Secondo l’Istituto Internazionale di Ricerche sulla Pace di Stoccolma (Sipri), la spesa militare complessiva degli stati europei ha raggiunto i 400 miliardi di euro nel 2025, con un incremento significativo rispetto ai decenni precedenti. Tra i principali investitori, la Francia ha stanziato 69 miliardi di euro nel 2023, la Germania 58 miliardi, il Regno Unito oltre 60 miliardi, mentre l’Italia ha destinato 28 miliardi di euro alla difesa. Nonostante questi investimenti, l’Europa continua a dipendere dalle importazioni esterne: tra il 2020 e il 2024, il continente ha importato il 28% degli armamenti globali, superato solo dall’Asia (33%) e dal Medio Oriente (27%).
Il 19 marzo la Commissione europea ha presentato il “Libro Bianco per la Difesa Europea – Readiness 2030”, delineando una strategia a lungo termine per lo sviluppo del settore. Questo documento evidenzia la necessità di colmare il divario tra gli investimenti europei e quelli di altre potenze mondiali, riducendo al contempo la dipendenza dai fornitori esterni.
Parallelamente, il ReArm Europe Plan, con un budget di 800 miliardi di euro, mira a potenziare le capacità difensive dell’UE. Tra le misure più significative, vi è il programma Safe (Security Action for Europe), che prevede 150 miliardi di euro in prestiti, tramite obbligazioni emesse dalla Commissione e destinate agli Stati membri che desiderano investire in difesa. Una caratteristica fondamentale della proposta di Bruxelles è che almeno il 65% di questo fondo sarà destinato esclusivamente a aziende europee e il resto a quelle di Paesi con accordi di sicurezza con l’Ue, escludendo quindi per ora Stati Uniti, Regno Unito e Turchia. Questa politica rappresenta una vittoria per la strategia "Buy European", fortemente sostenuta dalla Francia, che spinge da tempo per ridurre la dipendenza da fornitori extraeuropei e rafforzare l’industria bellica del continente (Ft+).
Il piano della Commissione prevede anche la possibilità per i Paesi Ue di spendere 650 miliardi di euro per la difesa in quattro anni senza innescare sanzioni di bilancio, grazie all'attivazione della clausola nazionale di salvaguardia del Patto di stabilità che consentirà ai governi di discostarsi temporaneamente dai vincoli fiscali.
L’industria della difesa europea è guidata da alcuni grandi attori con sede in Francia, Germania, Italia e Regno Unito, che rappresentano il cuore della capacità produttiva del continente (Il Sole 24 Ore):
Tuttavia, il confronto con gli Stati Uniti evidenzia un gap significativo. Secondo un'analisi del Parlamento europeo, la società aerospaziale e di difesa statunitense Lockheed Martin da sola genera quasi gli stessi ricavi (circa 60 miliardi di euro) dell’intero settore della difesa dell’Ue, che nel 2024 ha registrato un valore stimato di 70 miliardi di euro. Questa disparità riflette il ritardo europeo negli investimenti, nella produzione e nelle economie di scala.
Uno degli ostacoli principali allo sviluppo di un’industria della difesa europea competitiva è la frammentazione del mercato. Per affrontare questa sfida, l’Ue ha avviato progetti congiunti nell’ambito dello Strumento europeo per il rafforzamento dell’industria della difesa attraverso appalti comuni (Edirpa). Tra questi, figurano programmi per la difesa antiaerea e missilistica con sistemi Mistral e Iris-T Slm, il programma Cavs per il trasporto truppe e iniziative per la produzione autonoma di munizioni da artiglieria calibro 155mm (EuNews).
Leonardo è tra i protagonisti di questa trasformazione con investimenti strategici che rafforzano la cooperazione industriale europea. Ha costituito, insieme a Rheinmetall, la Leonardo Rheinmetall Military Vehicles, una joint venture che produrrà 280 carri armati e 1000 veicoli di fanteria leggeri per un valore di 23 miliardi di euro nei prossimi 10-15 anni (Il Sole 24 Ore). Inoltre, l’azienda italiana sta collaborando con la tedesca Rheinmetall per un nuovo carro armato avanzato, dotato di intelligenza artificiale e sistemi di interconnessione satellitare, pensato per rendere l’industria europea della difesa più competitiva e meno dipendente dai colossi statunitensi (Agi). Infine, Leonardo ha siglato un accordo anche con la turca Baykar per lo sviluppo di droni militari senza pilota, con un valore stimato di 100 miliardi di dollari in dieci anni, puntando a rafforzare l’autonomia strategica europea nel settore aereo (Sky TG24).
Nonostante questi sforzi, la frammentazione del settore rimane un problema significativo. Sebbene gli investimenti europei nella difesa siano in forte crescita, non esiste ancora una vera strategia comune tra gli Stati membri. Molti governi continuano a preferire progetti nazionali piuttosto che iniziative condivise, rischiando di compromettere l’efficacia di questi investimenti. La mancanza di un coordinamento strutturato tra i paesi dell’UE potrebbe limitare il potenziale del mercato unico della difesa, rallentando l’integrazione industriale e riducendo i benefici economici derivanti dalle economie di scala (Linkiesta).
Un altro grande ostacolo è rappresentato dalla dipendenza dell’Europa dalla produzione bellica americana. Tra il 2022 e il 2023, il 78% degli acquisti di armamenti degli Stati membri dell’Ue è stato effettuato presso fornitori extraeuropei, con gli Usa che coprono il 63% di queste forniture (EuNews).
Molti governi europei continuano a dipendere dagli Stati Uniti per la tecnologia avanzata, dai caccia F-35 ai sistemi di difesa missilistici Patriot. Inoltre, alcuni paesi come la Polonia e i Paesi Baltici hanno aumentato le importazioni di armamenti dagli Stati Uniti, mentre la Corea del Sud è emersa come nuovo fornitore per la difesa terrestre (Politico).
L’industria della difesa europea è frenata da normative stringenti e lunghe procedure di approvazione per la produzione e l’acquisto di armi. Francia, Germania, Italia, Polonia e Regno Unito hanno chiesto di snellire le regolamentazioni e facilitare la produzione interna, affinché l’Europa possa competere a livello globale (Politico).
I ministri della difesa europei hanno proposto di eliminare alcuni vincoli normativi che rallentano l’approvvigionamento di armamenti, rendendo più rapida la produzione industriale. Inoltre, l’Ue sta lavorando a un pacchetto di semplificazioni per favorire il settore della difesa, escludendo i produttori di armi da alcune normative sulla sostenibilità aziendale (Eu News).
L’aumento della spesa per la difesa in Europa non è solo una questione di sicurezza, ma anche un’opportunità economica. Un massiccio rafforzamento dell’industria bellica potrebbe avere un impatto simile a quello di altri grandi investimenti pubblici, stimolando innovazione tecnologica, crescita del settore manifatturiero e creazione di nuovi posti di lavoro, con benefici che vanno oltre la produzione di armamenti, toccando ambiti strategici come l’intelligenza artificiale, la robotica, le comunicazioni sicure e i veicoli autonomi.
L’iniziativa ReArm Europe segna un cambio di paradigma: la difesa non è più vista solo come un costo, ma come un motore di sviluppo industriale e tecnologico. Tuttavia, l’Europa dovrà affrontare diverse sfide, tra cui la carenza di competenze e la necessità di costruire una capacità produttiva autonoma, riducendo la dipendenza dai fornitori esterni. Se ben gestito, questo processo potrebbe rappresentare un volano per la competitività dell’Ue a livello globale, ma richiederà un maggiore coordinamento tra gli Stati membri e investimenti mirati in ricerca e sviluppo per consolidare il settore della difesa come pilastro dell’industria europea (Mf).