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In un mondo meno americano, la Cina sceglie la difesa della globalizzazione

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di: redazione
28/3/2025
In un mondo meno americano, la Cina sceglie la difesa della globalizzazioneIn un mondo meno americano, la Cina sceglie la difesa della globalizzazione

A poco più di due mesi dal ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca - e con nuovi dazi commerciali all’orizzonte -, è sempre più evidente che la postura internazionale degli Stati Uniti sia improntata a un marcato protezionismo. Al contrario, la Cina si presenta al mondo come sostenitrice del multilateralismo. Due appuntamenti chiave di questa settimana — il China Development Forum e il Boao Forum for Asia — hanno fornito l’occasione per ribadire questa linea. Pechino ha rivolto un appello all’apertura dei mercati e alla cooperazione, mostrando il tentativo cinese di rafforzare i legami con i partner del sud globale e del resto dell’Asia, ma pure con l’Europa, alla luce della “crescente instabilità” dell’ordine economico internazionale.

Cosa ha detto Li Qiang agli industriali stranieri?

Nel suo intervento al China Development Forum del 23 marzo, il premier Li Qiang ha parlato a una platea di amministratori delegati stranieri — tra cui Tim Cook (Apple), Cristiano Amon (Qualcomm), Pascal Soriot (AstraZeneca) e Amin Nasser (Saudi Aramco) — ribadendo l’importanza della cooperazione economica e della liberalizzazione dei mercati in un mondo sempre più frammentato. Ha invitato gli imprenditori a “respingere unilateralismo e protezionismo” e a farsi promotori della globalizzazione (Reuters).

Li ha promesso politiche macroeconomiche “più attive e promettenti”, con l’intento di bilanciare l’intervento statale e le dinamiche di mercato. L’obiettivo è duplice: rilanciare i consumi interni e attenuare l’impatto dei dazi americani. L’iniziativa si inserisce in un momento in cui la Cina cerca di rassicurare gli investitori internazionali dopo il forte calo degli investimenti diretti esteri registrato nel 2024.

Il Boao Forum e il riequilibrio dell’ordine internazionale

Il Boao Forum for Asia, definito spesso la Davos asiatica, ha fornito una cornice per ribadire il nuovo orientamento internazionale cinese. Secondo un’analisi del Guardian, l’appuntamento ha messo in evidenza la volontà di Pechino di ridurre la dipendenza da un’America ritenuta “capricciosa” e di rafforzare i legami con Paesi dell’Asia e del Sud globale​.

La Cina cerca ora di consolidare la propria posizione come interlocutore stabile e affidabile in uno scenario multipolare, investendo sul piano economico, ma anche su quello politico e strategico. Il messaggio implicito è che l’instabilità americana apre spazi per un riequilibrio dell’ordine globale.

Quali sono le aspettative economiche della Cina per il 2025?

Il governo cinese ha fissato per il 2025 un obiettivo di crescita “intorno al 5%”, accompagnato da un pacchetto di stimoli volto a sostenere la domanda interna, il credito e gli investimenti produttivi​. Tuttavia, il rallentamento strutturale dell’economia cinese, legato in particolare alla crisi del settore immobiliare e alla debolezza dei consumi, impone scelte difficili.

Il paragone con il Giappone degli anni ’90 è ricorrente (Bruegel): come Tokyo allora, anche Pechino si trova oggi a dover gestire le conseguenze di uno squilibrio macroeconomico fatto di eccesso di risparmio, scarsa propensione al consumo e dipendenza dalle esportazioni​.

Come sta cambiando la postura cinese?

Secondo Reuters, la recente proposta del vicepremier He Lifeng al commissario europeo al commercio Maroš Šefčovič di “resistere insieme alle minacce di tariffe doganali” conferma l’intenzione cinese di costruire nuove alleanze commerciali fuori dall’asse transatlantico​

Anche i rapporti con l’Europa sono oggetto di un tentativo di riconversione. Dopo un periodo segnato da tensioni — in particolare sul dossier dei dazi aggiuntivi fino al 37,6% sulle auto elettriche — Pechino guarda a Bruxelles come partner potenziale in una nuova fase di globalizzazione più pragmatica. Secondo il South China Morning Post, il fallimento del modello a guida americana può favorire una maggiore apertura dell’Europa verso la Cina, pur a fronte delle divergenze di valori​.

Come si articola l’attività diplomatica della Cina?

Nel tentativo di rafforzare l’integrazione economica asiatica, la Cina ha intensificato i rapporti con Giappone e Corea del Sud. I ministri degli Esteri dei tre Paesi si sono incontrati in un vertice trilaterale a Tokyo che, pur non sciogliendo le tradizionali dispute territoriali, ha mostrato la volontà di collaborare per stabilizzare gli scambi e consolidare una piattaforma commerciale comune​ (South China Morning Post). Il dialogo si inserisce in un contesto più ampio di iniziative multilaterali, come il G20, dove Pechino cerca di giocare un ruolo di equilibrio tra le economie avanzate e i Paesi emergenti.

Parallelamente, la Cina promuove un’espansione delle relazioni economiche con il sud globale, investendo in infrastrutture, tecnologia e commercio. Questo impegno mira a creare un blocco cooperativo più resistente alle pressioni geopolitiche, alternativo all’asse tradizionale dominato dagli Stati Uniti.

Quali scenari futuri si aprono per la Cina nel nuovo contesto globale?

Le mosse recenti di Pechino, che si trova nella singolare posizione di essere un Paese in via di sviluppo e al tempo stesso la seconda economia al mondo (Foreign Policy), indicano una strategia che punta a ridefinire la propria centralità nell’economia globale. La Repubblica popolare si propone come attore responsabile e stabile in un ordine internazionale più frammentato. La Cina risponde al mutato atteggiamento degli Stati Uniti con un rinnovato attivismo diplomatico ed economico.

Il successo di questa traiettoria dipenderà dalla capacità di attrarre fiducia esterna, rilanciare la crescita interna e gestire i propri squilibri strutturali senza rinunciare all’apertura. I prossimi mesi diranno se questa ambizione riuscirà a tradursi in un’influenza più stabile e riconosciuta sul piano globale.

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