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Quando l'AI incontra la fede: il futuro della religione passa per i chatbot?

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di: redazione
12/3/2025
Quando l'AI incontra la fede: il futuro della religione passa per i chatbot?Quando l'AI incontra la fede: il futuro della religione passa per i chatbot?

Associata quasi esclusivamente al mondo profano, ora l'intelligenza artificiale sta trovando un interessante ambito di applicazione anche nel sacro. Comunità in tutto il mondo stanno iniziando a sperimentare chatbot progettati per rispondere alle domande dei fedeli, fornire supporto teologico e persino generare sermoni. Per alcuni, rappresentano un'opportunità per avvicinare le persone alla spiritualità in modo innovativo; per altri, sollevano interrogativi profondi sulla natura della fede e sulla relazione tra tecnologia e religione.

Tra i primi esperimenti di questo tipo c’è Cathy, un chatbot creato dalla Chiesa Episcopale per offrire chiarimenti su questioni religiose e aiutare i fedeli a navigare la dottrina. Il sistema è stato addestrato su testi sacri e documenti ufficiali della chiesa, con l’obiettivo di rendere più accessibile la conoscenza teologica (Business Insider). In altri contesti, l’intelligenza artificiale viene utilizzata per facilitare la comunicazione: nella sinagoga Congregation Emanu El di Houston, ad esempio, un rabbino ha fatto ascoltare ai fedeli un sermone generato da un chatbot che riproduceva la sua voce. L’iniziativa ha suscitato curiosità e dibattito, mostrando come la tecnologia possa inserirsi anche nei momenti più tradizionali della pratica religiosa (Nyt).

A ogni religione la sua intelligenza artificiale

L’idea di un’intelligenza artificiale che risponde a domande spirituali non è più solo un esperimento isolato. Oggi esistono chatbot specializzati per diverse confessioni. Text With Jesus, ad esempio, si concentra sulla dottrina cristiana, mentre HadithGPT fornisce risposte basate sui detti del Profeta Maometto (Guardian). GitaGPT e QuranGPT fanno lo stesso con i testi sacri dell’induismo e dell’islam, offrendo agli utenti la possibilità di ricevere interpretazioni rapide e accessibili.

L’introduzione di questi strumenti ha cambiato il modo in cui molte persone si avvicinano alla propria religione. Per alcuni, i chatbot rappresentano un’opportunità per approfondire la fede in autonomia, senza dover attendere il consiglio di una guida. Per altri, invece, sollevano il problema dell’interpretazione: sebbene le risposte fornite siano basate su testi sacri, un chatbot non ha la capacità di contestualizzarle o di avere lo stesso spessore di un leader religioso che le pronuncia.

Un nuovo approccio alle sacre scritture

Un ulteriore sviluppo sta emergendo nell’ambito della traduzione e della diffusione dei testi sacri. Alcuni modelli di AI sono già in grado di tradurre la Bibbia e altri documenti religiosi in lingue meno diffuse, rendendo accessibile la spiritualità a comunità che prima non avevano risorse adeguate. Tuttavia, anche qui sorge il problema dell’interpretazione: la traduzione automatica può alterare il senso originale del testo e generare equivoci dottrinali.

Inoltre, in alcuni casi, i chatbot non si limitano a interpretare i testi, ma li reinventano completamente. L'uso di modelli di linguaggio avanzati può portare alla generazione di versioni rielaborate delle scritture, sollevando dubbi sulla loro autenticità e fedeltà all'originale. Questo aspetto è particolarmente controverso nelle comunità più tradizionaliste, che vedono in queste tecnologie un rischio per la trasmissione della dottrina.

L'esperimento svizzero di Gesù in AI 

Un caso particolarmente interessante è quello della chiesa di San Pietro a Lucerna, dove è stato installato un avatar AI di Gesù. Il sistema, capace di dialogare in oltre 100 lingue, ha attirato più di 1.000 visitatori nel corso di due mesi. L’iniziativa ha dimostrato come l’intelligenza artificiale possa suscitare un forte interesse nel pubblico, con molti utenti che hanno descritto l’esperienza come arricchente e coinvolgente (Guardian).

Tuttavia, le reazioni sono state diverse: alcuni hanno trovato le risposte dell’AI illuminanti, mentre altri le hanno giudicate eccessivamente generiche o prive della profondità necessaria per affrontare domande esistenziali complesse. L’esperimento ha fatto emergere un aspetto centrale della questione: l’AI può essere un valido strumento di supporto, ma fino a che punto può offrire una vera guida spirituale?

Al di là delle confessioni tradizionali

A dimostrazione di quanto la tecnologia possa inserirsi anche in pratiche religiose più personali, in Cina invece l’intelligenza artificiale sta trasformando antiche forme di divinazione. DeepSeek R1, uno dei modelli AI più avanzati del Paese, è stato adottato da milioni di utenti per pratiche come il BaZi, un antico sistema di predizione del destino basato sulla data di nascita. Molti giovani cinesi usano l’intelligenza artificiale per interpretare il proprio futuro, in una fusione di spiritualità e tecnologia che dimostra come l’AI possa sostituire, almeno in parte, la ricerca di consiglio presso esperti umani (Mit).

Allo stesso tempo, questa tendenza sta generando un’industria parallela: nuove piattaforme stanno emergendo per offrire servizi di consulenza spirituale basati su AI, con alcuni imprenditori che vedono in questi strumenti una possibilità di monetizzazione. Alcune aziende cinesi hanno già lanciato app AI a pagamento che forniscono letture personalizzate del destino e consigli esistenziali, una pratica che solleva ulteriori domande sul rapporto tra fede, tecnologia e pratiche commerciali.

I chatbot religiosi tra risposte oscure e consigli pericolosi

La diffusione dei chatbot religiosi però pone interrogativi non solo etici, ma anche tecnologici. Il modo in cui questi strumenti generano risposte rimane spesso oscuro, anche per i loro stessi creatori. Questo fenomeno, noto come "unexplainability", rende l’AI una sorta di nuovo oracolo: elabora testi sacri e risponde a quesiti esistenziali, ma il processo con cui costruisce le sue affermazioni resta inaccessibile. Proprio come accadeva con gli antichi metodi divinatori, l’AI fornisce risposte che sembrano autorevoli, ma la loro origine è insondabile (Spectator).

A questo si aggiunge il fenomeno delle "hallucinations", che si riferisce non solo al rischio da parte dell’AI di generare informazioni completamente inventate, ma anche di fornire consigli pericolosi, legittimando comportamenti dannosi o fraintendendo concetti etici fondamentali (Scientific American). Ci sono stati esempi di bot che hanno risposto a domande su temi sensibili come la violenza domestica o la giustificazione di azioni estreme in base a principi religiosi, dimostrando quanto possa essere rischioso affidarsi a questi strumenti senza un filtro umano. Il problema non è solo che l’AI può sbagliare, ma che i suoi errori possono avere conseguenze concrete sulla vita delle persone, amplificando pregiudizi e interpretazioni distorte.

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